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Bonny: “A 17 anni ero a un passo dalla Juve”. E sull’esultanza…

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L’avventura italiana di Ange-Yoan Bonny sta vivendo il suo primo vero capitolo con la maglia dell’Inter. In una lunga intervista concessa al quotidiano francese L’Équipe, l’attaccante ha ripercorso alcuni momenti chiave della sua carriera, tra ricordi personali, sogni sfiorati e curiosità sulla sua celebre esultanza.

Nel corso della stagione l’attaccante francese ha trovato spazio come alternativa ai titolari Lautaro Martínez e Marcus Thuram, alternandosi spesso con il giovane Francesco Pio Esposito. Un percorso fatto di crescita e adattamento al campionato di Serie A, ma che avrebbe potuto prendere una direzione completamente diversa già in adolescenza.

Bonny ha infatti raccontato di essere stato a un passo dalla Juventus quando aveva appena 17 anni. Il trasferimento però non si concretizzò a causa di un problema emerso durante i controlli medici. “Avevo 17 anni e stavo per lasciare Châteauroux per la Juve. Durante le visite mediche i dottori hanno scoperto un problema: secondo loro non andava bene… In sostanza mi hanno detto che giocare a calcio sarebbe stato complicato. Passi dal trasferirti alla Juventus a ritrovarti con niente: è un duro colpo per un ragazzo pieno di sogni. I miei amici stavano male quanto me, come se fosse successo a loro. Ho capito su chi potevo contare. Non lo dimenticherò mai. Ecco perché gli amici sono importanti”. 

L’attaccante ha poi spiegato anche l’origine del soprannome con cui è conosciuto in Italia. “In Italia sono Angelo, più raro che mi chiamino Yoan. Pecchia non riusciva a dirlo e quindi mi chiamava per cognome. Un giorno ho giocato davvero bene, mi ha urlato ‘Angelo’, mi è rimasto quel nome lì. In Francia mi chiamano Bonny, forse suona meglio. Solo mia madre, la mia ragazza e il mio agente mi chiamano Yoan. ’Yo-Yo’ è solo per mamma”.

Infine Bonny ha svelato il significato della sua particolare esultanza, quella con una mano sull’occhio. “Uso un occhio per esultare. Con i miei amici avevamo visto un video: uno che giocava a bocce si copre un occhio e dice ‘guarda, con un occhio, Teddy!’ e segna. È diventata una battuta tra noi. Quando ho segnato un rigore contro il Napoli, ho esultato così: una mano sull’occhio e il dito puntato. Era per i miei amici. Alcuni pensano sia un gesto da pirata… mi va bene anche quello”.

Il racconto si chiude con un ricordo d’infanzia significativo: la prima maglia che Bonny ha avuto da bambino era proprio quella dell’Inter, all’epoca indossata dal suo idolo Samuel Eto’o. Un dettaglio che oggi, guardando la sua carriera, assume un valore quasi simbolico.

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