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Inter quando vai sotto non riesci a rimontare: il curioso dato
Alla vigilia del derby si parlava di una sorta di “prova del sette”. Dopo sei vittorie consecutive dell’Inter e una striscia positiva del Milan, reduce da sei gare senza sconfitte tra campionato e coppe (quattro successi e due pareggi), la stracittadina avrebbe dovuto chiarire quale delle due squadre fosse pronta a compiere un ulteriore salto di qualità negli scontri diretti. Alla fine a festeggiare sono stati i rossoneri guidati da Allegri. Per l’Inter, però, il numero sette non rappresenta soltanto il riferimento simbolico alla partita: è anche il dato che racconta una fragilità emersa più volte nel corso della stagione.
Con la sconfitta nel derby, infatti, diventano sette le occasioni in cui la squadra nerazzurra, andata sotto nel primo tempo, non è riuscita né a ribaltare il risultato né a rimettere la gara in equilibrio. In altre parole, quando l’Inter chiude i primi quarantacinque minuti in svantaggio, fatica quasi sempre a cambiare l’inerzia della partita. L’elenco delle gare in cui è successo è lungo: Fluminense (ancora durante il Mondiale per Club), Udinese, Juventus, Napoli, Atletico Madrid, Arsenal e appunto il Milan. Un campanello d’allarme evidente, se si considera che soltanto contro Urawa Red Diamonds e Pisa i nerazzurri sono riusciti a rimontare dopo essere andati sotto all’intervallo.
Un problema che sembra avere anche una componente psicologica. Lo ha ammesso implicitamente Federico Dimarco al termine del derby: “Quando prendiamo un gol facciamo fatica a reagire, reagiamo ma non siamo cattivi”. Parole che fanno riflettere, soprattutto perché questo limite emerge spesso proprio negli scontri diretti, dove è più probabile trovarsi a inseguire.
Accanto all’aspetto mentale c’è poi quello tecnico. Il mercato non ha colmato alcune lacune della rosa, né in estate né nella finestra di gennaio, e queste difficoltà emergono soprattutto contro squadre che si difendono basse quando l’Inter è costretta a costruire gioco per recuperare lo svantaggio. Non a caso il tecnico Chivu aveva chiesto un profilo capace di saltare l’uomo e creare superiorità numerica: il nome di Lookman era stato accostato alla squadra proprio per questa caratteristica. Senza un giocatore con queste qualità, quando le punte faticano a legare il gioco — come accaduto con i giovani Pio Esposito e Bonny — la manovra rischia di diventare prevedibile.
Un altro nodo riguarda la fascia destra. Luis Henrique non è riuscito a imporsi come alternativa credibile a Dumfries e, oltre alle difficoltà offensive, ha mostrato anche limiti difensivi. Contro Juventus e Milan si è fatto sorprendere in modo simile nei gol di Cambiaso ed Estupiñán, perdendo l’inserimento alle spalle. A gennaio erano stati valutati anche i profili di Diaby e Cancelo, ma dopo il rifiuto del portoghese il club ha deciso di non proseguire la trattativa né di cercare ulteriori soluzioni.
Tutti aspetti che hanno inciso sia in Champions League sia nelle sfide più importanti della stagione, derby compreso. Ora l’obiettivo dell’Inter resta quello di conquistare uno scudetto che è ancora alla portata. In seguito, però, sarà inevitabile intervenire sul mercato per correggere questi limiti, perché la capacità di vincere i grandi match passa anche dalla qualità e dalle caratteristiche dei giocatori che scendono in campo. Se il titolo non dovesse arrivare, il rischio sarebbe quello di una stagione considerata un vero fallimento, destinata a portare a cambiamenti profondi all’interno della squadra.
