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Inter, retroscena sul no di Fabregas
Dopo oltre un anno, sono emersi dei retroscena sul perché saltò la trattativa tra Fabregas e l’Inter per la panchina. Vi spieghiamo i motivi del rifiuto.
Il nome di Cesc Fabregas era stato accostato con insistenza alla panchina dell’Inter nella scorsa estate, ma la possibilità di vedere il tecnico spagnolo alla guida dei nerazzurri si è rapidamente raffreddata. Alla base della mancata intesa ci sarebbero state divergenze significative sulla strategia da adottare per la costruzione della nuova squadra.
Il retroscena è stato svelato da Fabrizio Romano, che ha evidenziato come le principali difficoltà siano emerse sul fronte della programmazione, degli investimenti e dei tempi di lavoro.
Le richieste di Fabregas
Il tecnico del Como avrebbe presentato alla dirigenza nerazzurra una precisa idea di rifondazione della rosa, accompagnata dalla necessità di avere tempi e risorse adeguati per poterla realizzare. Una prospettiva che, in quel momento, non sarebbe stata compatibile con i programmi dell’Inter.
Il vertice andato in scena a Londra con l’allora direttore sportivo Piero Ausilio non è quindi bastato a far decollare la trattativa. Le richieste avanzate dall’allenatore spagnolo avrebbero infatti incontrato diversi ostacoli, soprattutto sul piano degli investimenti e delle tempistiche degli incontri.
L’Inter ha scelto Chivu

L’ESULTANZA DI CRISTIAN CHIVU A FINE GARA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
La distanza tra le esigenze di Fabregas e ciò che il club nerazzurro poteva concretamente mettere in campo ha progressivamente fatto tramontare l’ipotesi. Una situazione che ha portato la società a valutare altre soluzioni e a puntare infine su Cristian Chivu. La pista Fabregas, dunque, non sarebbe stata accantonata per una semplice questione tecnica, ma soprattutto per l’impossibilità di trovare un punto d’incontro sulla gestione del progetto.
Il retroscena chiarisce così perché, nonostante i contatti e il forte interesse iniziale, Fabregas non sia diventato il nuovo allenatore nerazzurro.
