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Pio Esposito si racconta: tra critiche, crescita e sogni all’Inter

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Pio Esposito apre il suo mondo in un’intervista al Corriere della Sera, ripercorrendo momenti difficili, crescita personale e le pressioni legate alla sua giovane carriera. L’attaccante dell’Inter parte dal ricordo amaro del rigore sbagliato contro la Bosnia, un episodio che lo ha segnato profondamente: “Avevo lo sguardo fisso in un punto e non riuscivo a capire che cosa fosse successo, ero sotto terra. Il primo pensiero è di aver deluso i compagni, le persone a casa, gli amici, la famiglia. Rigori ne calcerò ancora, ne segnerò e qualcuno lo sbaglierò: quel giorno ero convinto di prendermi la responsabilità di tirare per primo, mi sentivo sicuro, poi è andata male”.

Il giovane attaccante non nasconde le difficoltà affrontate anche fuori dal campo, a partire dall’infanzia, quando lasciò casa molto presto: “All’inizio piangevo ogni notte per tornare a casa. Ero un bambino con molta rabbia, irascibile, sia a scuola che in campo. Poi mi sono ambientato benissimo, cambiando radicalmente”. Un percorso che lo ha portato a maturare sia come persona che come calciatore.

Esposito risponde anche alle critiche di chi lo considera eccessivamente esaltato dai media: “C’è esagerazione, sia nel bene che nel male. Sono un ragazzo di 20 anni che arriva dalla B, a cui nessuno ha regalato nulla, che sta facendo bene nella sua prima stagione all’Inter, ma che non ha fatto ancora niente per scomodare certi paragoni. Io non ho colpe però: non ho mai detto di essere un fenomeno o di valere 100 milioni. Sono solo uno che dà il massimo tutti i giorni”.

Nel suo percorso di crescita ha un ruolo fondamentale Lautaro Martínez, da cui cerca di apprendere mentalità e atteggiamento: “Quello che ti emoziona è la sua passione, la fame che ha: anche in allenamento gioca come fosse la finale del Mondiale”. Per gestire meglio la pressione, il giovane attaccante ha scelto di affidarsi anche a uno psicologo dello sport: “Mi sfogo, mi dà consigli pratici. Mi aiuta molto e mi piace approfondire”.

Determinanti anche le esperienze in Serie B, che lo hanno formato: “Nel primo ho fatto molta fatica, ho subito il salto dalla Primavera, ho segnato solo 3 gol e ci siamo salvati all’ultima giornata”. Un periodo complicato ma fondamentale per la sua maturazione.

Infine, Esposito sottolinea il rapporto speciale con Cristian Chivu, figura chiave nel suo percorso: “Gli devo tanto per la fiducia che ha avuto in me, anche questa estate”. Oggi vive il sogno che inseguiva da bambino, ma guarda già avanti: “No, ho sempre voluto fare il calciatore e ho esaudito il primo sogno. Adesso devo inseguire tutti gli altri”.

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