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Toldo, una vita tra parate, rivalità e nuovi orizzonti: “Il calcio non mi manca”
Francesco Toldo ha costruito la propria carriera partendo dalla provincia e arrivando ai palcoscenici più importanti del calcio internazionale.
Oggi, a 54 anni, l’ex portiere dell’Inter guarda al passato con serenità e senza rimpianti. Dopo una lunga esperienza tra club e Nazionale, ha scelto di dedicarsi alla famiglia, alle attività legate alle Legends dell’Inter e anche al volontariato nella Protezione Civile di Milano.
Il suo percorso, però, avrebbe potuto prendere una direzione completamente diversa. Da ragazzo giocava come terzino e arrivò persino a sostenere un provino con il Padova, senza essere selezionato. La svolta arrivò quasi per caso, quando un allenatore gli propose di provare tra i pali. Una scelta che cambiò per sempre la sua vita.
“Già, facevo il terzino. Feci pure un provino con il Padova ma non mi presero. E per fortuna, direi. Sennò chissà come sarebbe andato il percorso. Finii in porta per caso: odiavo correre e mi piaceva tuffarmi sulla neve. Così un mister un giorno mi disse ‘oggi provi tra i pali’. Non sono più uscito, mi divertivo da matti”.
Dalla provincia alla Nazionale
Toldo non ha mai dimenticato le proprie origini e i sacrifici della famiglia. Il padre, proprietario di una tabaccheria, avrebbe preferito che il figlio intraprendesse una strada più stabile, ma Francesco decise di inseguire il sogno del calcio.
“Eravamo una famiglia umile, mio padre gestiva una tabaccheria. Quando ero a Trento mi offrì un milione e centomila lira per lasciare tutto e andare a lavorare con lui. Rifiutai, volevo farcela con il calcio. Due anni dopo ero alla Fiorentina”.
La sua filosofia rimase la stessa anche una volta raggiunto il professionismo: lavorare, migliorarsi e non dimenticare le proprie radici. Una mentalità che lo accompagnò fino alla Nazionale italiana e alle grandi esperienze con Fiorentina e Inter.
Euro 2000 e la sfida con Buffon
Tra i ricordi più luminosi della carriera c’è naturalmente il campionato europeo del 2000, torneo nel quale Toldo diventò protagonista assoluto. Le sue parate contribuirono a trascinare l’Italia fino alla finale, lasciando un ricordo indelebile nei tifosi.
Ma tra gli episodi più curiosi c’è anche il rapporto con Gianluigi Buffon, suo compagno in Nazionale e contemporaneamente principale concorrente per il ruolo di titolare.
“Lui era il primo in Nazionale, io la sua riserva. Eravamo un bel gruppo, ma con Gigi non siamo mai stati amici. C’era un altissimo livello di competizione, volevamo entrambi dare il massimo”.
E proprio Buffon fu vittima di una delle situazioni più incredibili della carriera di Toldo: il gol segnato a San Siro contro la Juventus.
“Fare gol a Buffon a San Siro contro la Juventus è stato epico. Il bello è che lo avevo pure detto a Cuper. ‘Mister se siamo sotto vado in area e faccio gol’. Esultò Vieri, ma il gol era mio al 100%. E non è stato l’unico segnato a Buffon…”.
L’Inter, il Triplete e il rapporto con Julio Cesar
Toldo ha scelto di rimanere all’Inter anche quando non mancavano offerte prestigiose dall’estero. L’arrivo di Julio Cesar lo relegò progressivamente al ruolo di secondo portiere, ma l’ex azzurro trasformò la situazione in una nuova sfida.
“Mi volevano il Liverpool e il Bayern, io però volevo vincere con l’Inter. Anni prima mi aveva cercato anche il Barcellona, dissi di no anche lì”.
Il momento più importante arrivò con il Triplete del 2010, vissuto da protagonista dello spogliatoio nonostante il ruolo di riserva.
“E durante la stagione del Triplete me lo sono detto: ‘Se vinciamo mollo tutto’. E così è stato”.
Con Julio Cesar, invece, nacque un rapporto fondato sulla stima reciproca.
“Siamo amici, gli voglio bene. Abbiamo sempre avuto un buon rapporto, fin dal suo arrivo. Competizione e correttezza”.
Non tutti i ricordi sono però positivi. Il più doloroso resta quello del 5 maggio 2002, una ferita sportiva che Toldo non considera ancora completamente rimarginata.
“Il 5 maggio, senza dubbio. È stato un giorno che mi ha segnato, fa ancora male”.
Batistuta, Moratti e la vita lontano dal pallone
Tra i compagni rimasti maggiormente impressi nella memoria c’è Gabriel Batistuta, conosciuto ai tempi della Fiorentina. Toldo ricorda soprattutto la dedizione al lavoro dell’attaccante argentino.
“Uno degli attaccanti più forti e completi mai visti. Avevamo una dote in comune io e Bati, l’indole al sacrificio”.
Oggi, però, il calcio occupa soltanto una parte della sua vita. Toldo non rimpiange il ritiro e non sembra intenzionato a tornare stabilmente nel mondo professionistico.
“Per niente. Il primo giorno senza campo è stata una liberazione. Sono una persona felice, con tanti interessi, non esiste solo il pallone”.
Una scelta netta, maturata dopo anni vissuti sotto i riflettori. Il calcio, per Toldo, resta una parentesi straordinaria, ma non rappresenta più il centro della sua quotidianità.
