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Zanetti: “Vorrei vincere la Champions da vicepresidente”

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Javier Zanetti, attuale vicepresidente dell’Inter, è intervenuto nel podcast Zero Possibilità, dove ha affrontato numerosi temi legati alla sua carriera da calciatore e al presente dirigenziale.

L’ex capitano nerazzurro ha raccontato momenti decisivi del suo percorso, tra successi storici, episodi difficili e obiettivi futuri con il club di Viale della Liberazione.

Ripercorrendo una delle finali più iconiche della storia recente, Zanetti ha ricordato la mentalità vincente dell’Inter di Mourinho e la tensione di quelle notti europee: “Stavamo vincendo 1-0, ma si trattava comunque di una finale contro un avversario di tutto rispetto come il Bayern Monaco. La Champions è la competizione dei dettagli, quindi il margine d’errore è ridotto. José (Mourinho, ndr) ci ha detto di restare concentrati, lui era convinto che, se fossimo rimasti compatti, avremmo avuto la possibilità di fare il secondo goal. Visto che Chivu era ammonito, mi dice che avrebbe fatto il cambio dopo 10 minuti e che io avrei marcato Robben. Aveva paura di restare in 10, l’avevamo già vissuta col Barcellona quella situazione (ride, ndr). Eravamo convinti di stare scrivendo una pagina di storia importante per l’Inter. Aver superato quel Barcellona lì, la squadra più forte in assoluto, ci ha dato la consapevolezza dell’adesso o mai più. Per me è stata speciale perché a Madrid era la mia 700esima presenza con l’Inter. Tornare a Milano con la Coppa, facendo il Triplete, è stata una cosa unica: quella squadra lì rimarrà per sempre nella storia del club. Per tutti noi è stato un momento indimenticabile. Al Bernabeu sono tornato per la partita delle Legends e il cuore e la mente sono tornati a quel momento lì“.

Il rispetto di Maldini e il calcio di un’altra epoca

Zanetti ha poi raccontato un episodio significativo del suo rapporto con Paolo Maldini e il calcio degli anni passati: “Me l’ha fatto Paolo Maldini, in un’intervista. C’è stata una giocata dopo la quale siamo caduti a terra insieme. Ci siamo alzati insieme e nello sguardo successivo si vedeva il rispetto reciproco. Pensa che, parlando di Paolo, mi viene in mente il mio primo derby. Entro a San Siro, davanti a 90mila persone. Difesa del Milan: Tassotti, Costacurta, Baresi e Maldini. Poi Desailly davanti, Savicevic, Boban… Penso: ‘Mamma mia, sto giocando con questi’. Pareggiammo 1-1, mi ricordo che entro in area, a 5′ dalla fine, dribblo Baresi e cado. Secondo me era rigore, Baresi mi prende per la maglia e mi dice ‘Alzati’. Lì ho capito tutto. Era un calcio diverso, grandissimo rispetto per Franco“.

Non è mancato un passaggio sul rapporto con Diego Armando Maradona: “Io avevo un bellissimo rapporto con lui, quando era ct non mi ha portato al Mondiale 2010 ma difficilmente ti potevi arrabbiare con una persona così semplice. Una volta è venuto nel mio ristorante e siamo rimasti a parlare fino alle 5 del mattino. Era una persona molto sensibile, c’è sempre stato un rapporto di grande rispetto“.

Il ricordo più amaro e il sogno futuro

Tra i momenti più difficili della carriera, Zanetti non ha avuto dubbi: “Il 5 maggio 2002, quando abbiamo perso la partita decisiva per lo Scudetto con la Lazio. In un qualche modo abbiamo rimediato otto anni dopo vincendo il Triplete partendo dalla vittoria della Coppa Italia il 5 maggio 2010. Poi, nel 1999, l’anno in cui abbiamo cambiato quattro allenatori perché le cose stavano andando molto male. Si diceva che io potevo andare via e che dovevo andare via per una questione di bilanci. Moratti mi ha tenuto qui all’Inter perché io, personalmente, non avrei mai voluto andare via, men che meno in quel momento complicato“.

Infine, lo sguardo al futuro e un obiettivo ancora da realizzare: “Vorrei vincere la Champions come vice presidente dell’Inter. L’ho vinta come capitano, mi piacerebbe vincerla in quest’altra veste“.

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