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Bonny: “L’Inter nel destino. Chivu? Competitivo, ma anche un grande burlone”
Ange-Yoan Bonny apre le porte della sua storia personale e professionale nel format “La trama del gol – Champions of Made in Italy”, prodotto dai canali ufficiali della Lega Serie A.
L’attaccante dell’Inter ha ripercorso le tappe che lo hanno portato dai primi calci al pallone fino all’approdo in nerazzurro, soffermandosi anche sul legame con l’allenatore Cristian Chivu.
Un destino chiamato Inter
La passione per il calcio nasce fin da bambino, quasi per caso. Bonny racconta come la madre, nel tentativo di canalizzare la sua inesauribile energia, abbia provato inizialmente altre strade.
“Mia madre mi trovava iperattivo e aveva provato con il judo, ma non ha funzionato per calmarmi. Così ha detto che serviva più spazio, più terreno: abbiamo provato con il calcio e mi è piaciuto subito. E’ la mia passione, ho la fortuna di averne fatto il mio lavoro ed è ciò a cui gioco da quando ero piccolissimo”.
Poi il curioso particolare che lega il suo percorso ai colori nerazzurri: “La prima maglia da calcio che mi ha comprato mia madre era quella dell’Inter, quindi penso che sia destino”.
Il lavoro dietro il successo
Per il giovane attaccante, il talento da solo non basta. Dietro una carriera professionistica c’è dedizione quotidiana e un amore autentico per il gioco.
“Per diventare un professionista nel calcio penso che bisogna lavorare sodo, ma soprattutto bisogna amare molto il calcio: è un impegno giornaliero, bisogna volerlo davvero, con tutto te stesso”.
Bonny ricorda anche l’esordio tra i professionisti, arrivato a soli 16 anni con il Châteauroux, momento che ha rappresentato il punto di partenza della sua carriera. Nel descriversi, sottolinea le caratteristiche che ritiene più importanti nel suo modo di interpretare il ruolo: collaborazione con i compagni, fantasia e capacità di saltare l’uomo. Un calcio moderno in cui il ritmo diventa fondamentale: “Il ritmo è come le note musicali”.
La scoperta dell’Italia
Quando lasciò la Francia per trasferirsi a Parma, conosceva poco del Paese che lo avrebbe accolto. Le sue aspettative erano legate soprattutto agli stereotipi più famosi.
“A parte il calcio, non conoscevo affatto l’Italia: per me era il Paese della pasta, della pizza, non ne sapevo molto”.
Una volta arrivato, però, la realtà si è rivelata diversa e persino migliore. Bonny ha trovato un ambiente caloroso e persone disponibili, che hanno facilitato il suo inserimento sia dentro che fuori dal campo. Tanto che oggi sorride raccontando un dettaglio curioso: “Da quando sono in Italia mi chiamano Angelo o Angelino: mi piace”.
Il sogno di San Siro
Vestire la maglia dell’Inter e giocare a San Siro rappresentano per lui un traguardo speciale. Lo stadio milanese continua a regalargli emozioni ogni volta che scende in campo.
“Non mi sarei mai immaginato di giocare a San Siro perché per me è lo stadio più grande del mondo”.
L’atmosfera creata dai tifosi lo colpisce particolarmente: “Quando lo stadio è pieno e tutti cantano, sia uno dei migliori sentimenti che si possano provare nella vita”.
Bonny guarda inoltre con orgoglio alla tradizione francese in nerazzurro e spera di seguire le orme di campioni che hanno lasciato il segno, come Patrick Vieira e Marcus Thuram.
L’esultanza e il legame con gli amici
Anche la sua particolare esultanza ha una storia precisa. Non nasce da una scelta studiata, ma da uno scherzo condiviso con il suo gruppo di amici più stretto.
“Festeggio così perché è uno scherzo, un video che faceva ridere me e i miei amici. Ed è un modo per dedicare loro ogni mio goal”.
Quel gesto è diventato nel tempo un simbolo che lo accompagna ogni volta che trova la via della rete.
Chivu tra rigore e ironia
Parlando di Cristian Chivu, Bonny offre un ritratto che va oltre l’aspetto professionale. L’allenatore viene descritto come una persona determinata e competitiva, ma allo stesso tempo capace di creare un ambiente sereno.
“Come persona è uno competitivo. Poi è un grande burlone, gli piace ridere, è una brava persona”.
L’attaccante sottolinea anche il percorso condiviso con il tecnico, ricordando come in poco tempo entrambi siano passati dalla lotta per la salvezza con il Parma alla possibilità di competere per obiettivi ben più ambiziosi. “Penso a noi due, che l’anno scorso lottavamo per la salvezza con il Parma, e quest’anno abbiamo lottato per vincere titoli: è una bella lezione di vita ed è bellissimo”.
Sguardo al futuro
Bonny non ha dubbi su quali siano le sue priorità. Dal punto di vista sportivo vuole continuare a crescere e ad arricchire il proprio palmarès, mentre nella vita privata il desiderio più grande riguarda il benessere dei suoi cari.
“Il mio sogno nel calcio è continuare su questa strada e continuare a migliorare, ma soprattutto continuare a vincere titoli”.
E quando arriverà il momento di appendere gli scarpini al chiodo, spera che il suo ricordo resti legato non soltanto ai successi ottenuti, ma anche alla passione e al divertimento che ha sempre messo in campo: “Vorrei che mi ricordino come un giocatore che, prima di tutto, ha vinto titoli, ma anche come uno che ha dato tanto e che si è divertito molto“.
