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Chivu alla vigilia di Inter-Shakhtar: “La priorità è vincere una partita in Champions”
Intervenuto ai microfoni di Sky Sport e successivamente in conferenza stampa, l’allenatore ha affrontato diversi temi: dalla preparazione della partita alla necessità di migliorare l’atteggiamento europeo, passando per le responsabilità personali e le aspettative che accompagnano la squadra. Il messaggio è chiaro: prima di pensare al traguardo finale, occorre concentrarsi sulla prossima partita.
Chivu avverte: «In Champions le partite non sono mai semplici»
Il tecnico nerazzurro non sottovaluta le difficoltà dell’impegno contro lo Shakhtar, consapevole che ogni avversario affronta l’Inter con motivazioni particolari e senza particolari pressioni.
«Tutte le partite in Champions sono difficili, affrontiamo avversari preparati ed evoluti che sanno giocare: vengono a San Siro e vogliono essere protagonisti, non hanno niente da perdere. In Champions le partite non sono mai semplici: bisogna avere voglia e determinazione giuste, vogliamo averle a partire da domani sera».
Per Chivu sarà quindi fondamentale scendere in campo con la mentalità corretta, evitando cali di concentrazione e affrontando la gara con la determinazione necessaria per conquistare i tre punti.
Le parole dopo Brugge: «Mi riferivo al mio modo di approcciarmi ai ragazzi»
Dopo le dichiarazioni successive alla partita contro il Brugge, nelle quali aveva parlato della necessità di cambiare qualcosa, l’allenatore ha voluto chiarire il senso delle proprie parole.
«Dopo il Brugge parlavo di me stesso, parlavo del modo di approcciarmi ai ragazzi, spiegare meglio: non mi riferivo ad altro. Mi prendo sempre le responsabilità di quello che non faccio e di quello che potrei migliorare. Sono molto preoccupato nel trovare la chiave giusta e le cose funzionali alla nostra identità. Mi riferivo a quello».
Il riferimento, dunque, non riguardava necessariamente una rivoluzione tattica, ma soprattutto la capacità di comunicare meglio con il gruppo e individuare gli strumenti più adatti per valorizzare l’identità della squadra.
Il peso delle sconfitte e la necessità di ripartire
Chivu è consapevole dei risultati negativi raccolti dall’Inter in Europa e non intende ignorare le difficoltà emerse. Allo stesso tempo, ritiene fondamentale evitare che l’attenzione rimanga eccessivamente legata a quanto accaduto in passato.
«Sì, siamo consapevoli di questi risultati, non c’è bisogno che ce lo ricordino sempre. Quest’anno abbiamo perso due partite, vogliamo ritrovare di nuovo la sensazione e l’energia di pari passo con le nostre ambizioni. Si parla troppo del passato, noi dobbiamo concentrarci su domani, andando in campo pronti sotto tutti i punti di vista per portare a casa il risultato».
La priorità è ritrovare fiducia e intensità, trasformando la consapevolezza degli errori commessi in una spinta per affrontare nel modo migliore il prossimo appuntamento europeo.
Il rapporto con i giocatori: «Faccio con loro quello che faccio a casa con i miei figli»
Nel corso della conferenza stampa, il tecnico ha parlato anche del rapporto umano con i calciatori, spiegando come il suo atteggiamento possa cambiare a seconda delle situazioni, senza che venga meno il legame con il gruppo.
«Mi avete sentito urlare? Parlo piano, rido, scherzo, mi arrabbio. Faccio con i miei giocatori quello che faccio a casa con i miei figli, l’amore è molto simile perché passiamo tanto tempo insieme. Il mio amore nei loro confronti non cambia mai».
Parole che sottolineano l’importanza della componente umana nella gestione dello spogliatoio. Per Chivu, il rapporto con i giocatori è parte integrante del lavoro quotidiano e non viene condizionato dai risultati o dai momenti di difficoltà.
Responsabilità e pressione: «Il primo responsabile sono io»
L’allenatore ha poi affrontato il tema della percezione del pericolo e della capacità della squadra di riconoscere i momenti delicati durante una partita. Pur apprezzando la disponibilità dei calciatori ad assumersi le proprie responsabilità, Chivu ritiene che il compito principale spetti a lui.
«Mi fa piacere che i giocatori si assumano certe responsabilità, ma il primo responsabile sono io a non riuscire a trasmettere certe cose. Se la stagione scorsa è stata importante è perché tutte le componenti di questo club si sono assunti grandi responsabilità».
Il tecnico riconosce quindi il valore del contributo collettivo, sottolineando come i risultati dipendano dalla collaborazione tra tutte le componenti della società.
L’Inter può puntare alla Champions? «Adesso conta vincere»
Nonostante l’ambizione di competere ai massimi livelli europei, Chivu preferisce non alimentare ulteriormente le aspettative sul percorso a lungo termine. Con il cammino ancora da consolidare, l’attenzione deve rimanere sulla sfida imminente.
«Se si fanno domande su determinate cose, noi per educazione e per dovere rispondiamo. Noi abbiamo detto che la Champions League è un sogno, ma in questo momento, con due sconfitte, è meglio pensare a domani. Vincere una partita in Champions League è la priorità in questo momento».
Il messaggio è inequivocabile: prima di ragionare sugli obiettivi più ambiziosi, l’Inter deve ritrovare continuità e dimostrare sul campo di poter competere anche in Europa.
Cosa deve migliorare la squadra secondo Chivu
Il tecnico ha individuato diversi aspetti sui quali lavorare, dalla lettura delle situazioni di gioco alla gestione degli episodi negativi. Anche in questo caso, Chivu non si sottrae alle proprie responsabilità, chiamandosi direttamente in causa.
«Più preoccupazione, più motivazione, migliori letture nella gara ed è una cosa che riguarda anche me. Per tutto quello che accade in campo, soprattutto nelle cose negative e per gli errori individuali perché magari manca energia perché io non sono riuscito a trasmetterla. Questo gruppo gioca da anni con determinate pressioni, tutte le aspettative sono su di loro e a volte è giusto perché loro si sono guadagnati questa considerazione con la loro competitività. Io ho l’obbligo di prendermi certe responsabilità: se l’allenatore non è il principale colpevole, di cosa parliamo?»
Chivu ha poi ribadito di affrontare le difficoltà con un atteggiamento positivo, pur sapendo che servirà un’analisi approfondita per comprendere le ragioni dei problemi emersi.
«La presunzione è l’unica cosa che credo e spero di non avere, ma si parla troppo del niente. Sono ottimista di carattere, guardo anche il lato positivo che riguarda la reazione ai gol subiti e a quello che è mancato durante la gara. Devo analizzare nel profondo il perché e trovo mille motivi di cui non voglio parlare, altrimenti finiremmo stasera. Mi prendo però la responsabilità: sono io il colpevole ed è giusto che sia così».
«Non siamo perfetti e una sconfitta non deve diventare un dramma nazionale»
In conclusione, l’allenatore ha richiamato l’attenzione sulla necessità di mantenere equilibrio nei giudizi, riconoscendo i limiti della squadra senza mettere in discussione il valore del gruppo.
«Loro sanno cosa fare per reagire alle avversità. Noi non siamo perfetti come squadra, né individualmente: abbiamo anche noi problemi, cose che influiscono sull’andamento di una partita, ma mi interessa che il gruppo faccia di tutto per portare a casa il risultato. Non siamo perfetti e non vogliamo essere dipinti come la perfezione, ma non voglio neanche vedere che se l’Inter perde deve essere dipinto come un dramma nazionale. C’è la sensazione che l’Inter abbia l’obbligo e gli altri no, non va bene».
Chivu chiede dunque realismo, responsabilità e fiducia nel lavoro quotidiano. L’Inter sa di dover migliorare il proprio rendimento europeo, ma per l’allenatore la strada passa innanzitutto dalla capacità di affrontare ogni partita con la giusta mentalità. Contro lo Shakhtar, l’obiettivo immediato è uno solo: vincere e ripartire.
