News
Chivu: “Allenare l’Inter è gratificante, ma mi ha fatto venire i capelli bianchi”
Cristian Chivu ha tracciato un bilancio della sua prima esperienza alla guida dell’Inter in una lunga intervista concessa al Corriere dello Sport e al direttore Ivan Zazzaroni.
L’allenatore nerazzurro ha affrontato numerosi temi: dai risultati ottenuti alle critiche ricevute, dalla crescita della squadra alle scelte tattiche, senza dimenticare il discusso episodio che ha coinvolto Alessandro Bastoni e Pierre Kalulu.
Il bilancio della stagione
Parlando dei traguardi raggiunti, Chivu ha scherzato sul proprio palmarès da allenatore: “Ho vinto tanto? No (ride, ndr). Per me poco, si poteva far meglio: sto scherzando. Ho giocato per vincere e alleno per vincere, non è andata male anzi”.
Il tecnico ha ribadito come la mentalità vincente abbia sempre guidato il suo lavoro, pur riconoscendo che margini di miglioramento esistono sempre.
La valorizzazione dei giovani e l’adattamento ai cambiamenti
Ripercorrendo la precedente esperienza a Parma, Chivu ha ricordato come il club avesse già definito una strategia precisa sul mercato. Tuttavia, gli eventi successivi hanno modificato i piani iniziali.
“Sono abituato a lavorare col nuovo e a valorizzare i giocatori a disposizione”, ha spiegato, sottolineando la propria predisposizione ad adattarsi alle circostanze e a far crescere le risorse presenti in rosa.
Il tema rinnovo e il peso della panchina dell’Inter
Sul proprio futuro e sulle voci relative a un eventuale rinnovo contrattuale, Chivu ha preferito concentrarsi sul presente piuttosto che sulle scadenze.
“Rinnovo? Ma perché dovete sempre parlare di contratti?”, ha risposto, aggiungendo di essere soddisfatto della sua esperienza in nerazzurro. Allo stesso tempo ha raccontato quanto il ruolo sia impegnativo: “Io sono felice, allenare l’Inter è gratificante. Io non ho dormito tante notti, sono arrivati i capelli bianchi…”.
L’allenatore ha inoltre evidenziato come il lavoro abbia inciso sulla vita privata, tra notti insonni e poco tempo da dedicare alla famiglia.
Gli scontri diretti e il sostegno della società
Uno dei temi più discussi della stagione è stato il rendimento nei big match. Chivu ha ammesso che le aspettative iniziali erano differenti, ma ha sempre visto segnali di crescita nella squadra.
Secondo il tecnico, le quattro sconfitte negli scontri diretti hanno rappresentato un limite importante per una formazione che puntava al titolo. Tuttavia, ha evidenziato come la squadra sia riuscita a compensare mantenendo continuità contro le altre avversarie.
Fondamentale, in questo percorso, è stato il supporto costante della dirigenza, che non ha mai fatto mancare la propria fiducia.
Evoluzione tattica, non rivoluzione
Sul piano del gioco, Chivu ha chiarito di non aver mai avuto l’intenzione di stravolgere l’identità dell’Inter.
“Io non volevo fare rivoluzioni, volevo invece un’evoluzione del gioco”, ha spiegato. Secondo l’allenatore, la squadra ha mostrato a tratti i miglioramenti ricercati, anche se nella prima parte della stagione ha pagato una certa inefficacia sotto porta nonostante la produzione di numerose occasioni.
Lo stress e le responsabilità del ruolo
Chivu ha raccontato anche il lato più personale della sua esperienza da allenatore dell’Inter, confessando i dubbi affrontati all’inizio del percorso.
“All’inizio mi chiedevo: sono in grado di farlo?”, ha ammesso, spiegando come la sfida principale sia stata quella di guidare giocatori già affermati e maturi. Un compito diverso rispetto al lavoro con i giovani, generalmente più predisposti all’ascolto e all’apprendimento.
Le critiche e l’etichetta di “finto prete”
Tra gli argomenti affrontati anche le critiche ricevute per il suo stile comunicativo. Chivu ha spiegato di aver dovuto adattare il proprio linguaggio alla realtà del calcio moderno senza rinunciare ai propri principi.
Riferendosi all’etichetta di “finto prete” attribuitagli da alcuni commentatori, ha dichiarato: “Io non ho fatto il prete, ma non entro in polemica e non mi interessa”. Per il tecnico, le energie devono essere investite esclusivamente nella gestione della squadra, mentre le polemiche esterne restano in secondo piano.
Il caso Bastoni-Kalulu
Uno dei passaggi più delicati dell’intervista riguarda il contatto tra Bastoni e Kalulu, episodio che aveva generato forti discussioni.
Chivu ha spiegato di aver scelto di difendere il proprio giocatore dopo il clamore seguito alla partita, sostenendo che la vicenda avesse assunto proporzioni eccessive rispetto all’episodio in sé.
“È giusto difenderlo”, ha affermato, ricordando come si fosse sviluppata una narrazione favorevole alla Juventus e come molti si aspettassero una sconfitta dell’Inter.
“Non ha simulato”
Sul giudizio tecnico dell’azione, l’allenatore non ha cambiato posizione.
“Per me non è una simulazione, continuo a dirlo adesso”, ha ribadito. Secondo Chivu, il problema risiederebbe nelle modalità di intervento del VAR e non nel comportamento del difensore nerazzurro o nella decisione arbitrale.
Pur riconoscendo che Bastoni abbia accentuato il contatto, il tecnico sostiene che un tocco ci sia stato e che il contesto emotivo di una sfida come Inter-Juventus renda difficile valutare certe situazioni con assoluta freddezza.
“Tutti abbiamo imbrogliato giocando”
Chivu ha poi criticato le accuse provenienti da alcuni ex calciatori, ricordando che certe situazioni fanno parte della storia del calcio.
“Tutti abbiamo giocato. E se abbiamo la possibilità di ‘imbrogliare’, in una partita si fa di tutto”, ha dichiarato, sostenendo che episodi simili siano sempre esistiti e che l’attenzione mediatica riservata al caso Bastoni sia stata sproporzionata.
Mercato e ambizioni europee
Guardando al futuro, l’allenatore ha sottolineato l’importanza degli investimenti per mantenere alta la competitività della squadra.
“Nessuno ti dà garanzia che i soldi ti porteranno a vincerla. Però aiutano a tenere un livello competitivo”, ha osservato, evidenziando come l’arrivo di giocatori di qualità contribuisca ad alzare il livello generale del gruppo.
I nomi di Lookman e Koné
Infine, Chivu ha evitato di sbilanciarsi sui possibili obiettivi di mercato come Lookman e Manu Koné. Il tecnico ha spiegato che una pianificazione efficace richiede la capacità di individuare profili funzionali e, allo stesso tempo, di adattarsi rapidamente quando alcune trattative non vanno a buon fine.
Pur riconoscendo il lavoro svolto da Marotta e Ausilio, ha preferito concentrarsi sui calciatori già a disposizione: “Io parlo di quello che ho”.
