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Chivu tra polemiche e campo: “Se non capiamo l’ironia, facciamo altro”
Alla vigilia della sfida contro il Cagliari, Cristian Chivu ha affrontato i giornalisti nella consueta conferenza stampa, tornando anche sulle polemiche nate negli ultimi giorni dopo alcune sue dichiarazioni sulla corsa Champions. L’allenatore nerazzurro ha voluto ridimensionare il caso, spiegando con fermezza il senso delle sue parole: “Se non capiamo l’ironia è meglio iniziare a fare altro. Viviamo in un mondo in cui viene preso tutto troppo sul serio. La narrativa asseconda amicizie o il dovere di difendere uno o l’altro. Io mi sono messo a dire cose che dicono anche altri, sono cose reali, non mi sono inventato niente e l’ho detto con il sorriso sulle labbra, anche se qualcuno se l’è presa. Non bisogna prendersela male se la squadra del cuore o l’amico del cuore non ce la fa ad arrivare in fondo”.
Guardando al campo, Chivu ha ribadito la fiducia nel lavoro svolto dalla squadra, sottolineando come le prestazioni non siano mai mancate: “Le prestazioni non sono mai mancate, poi È ovvio che si giudica in base al risultato. Ci proveremo anche domani, mancano 6 partite alla fine del campionato e poi in Coppa vedremo, ma dobbiamo essere orgogliosi di quanto fatto fino a questo momento”.
Il tecnico ha poi analizzato i momenti altalenanti vissuti durante la stagione, spiegando: “Abbiamo sempre cercato di portarlo in campo, per quanto riguarda la consapevolezza dei momenti della stagione. Sempre cercando di adattarci a momenti, partite e ciò che l’avversario propone, che ci spinge ad adattarci. Abbiamo avuto alti e bassi in questo, in alcune partite lo abbiamo capito al volo, in altre ci abbiamo messo di più, qualche volta per le assenze, qualche volta per cali fisici, ma abbiamo sempre dato tutto, così come nelle ultime partite. Poi una volta finite le insidie delle nazionali, tutti si sono calati in questo finale di stagione per quelli che sono gli obiettivi del nostro club”.
Spazio anche al caso Alessandro Bastoni, escluso dai convocati: “La smetterei di parlare di lui, si parla di lui da un mese a questa parte e mai per elogiarlo, mentre ce ne sarebbe la possibilità di farlo. È uno che dà sempre la sua disponibilità, ci ha messo credito anche in Nazionale e ha provato a dare il proprio contributo. Adesso ha un problema fisico perché la caviglia non è al 100%, si è allenato poco e non è al massimo. Bisogna dargli fiducia e farlo sentire importante con il gruppo, con la consapevolezza che non è al 100%, ma lo ringraziamo per quello che ci da. Domani non sarà convocato, rimarrà fuori per riprendersi”.
Chivu e il suo percorso all’Inter
Sul piano personale, Chivu ha evidenziato il proprio percorso di crescita: “Io miglioro e imparo tutti i giorni. Tutte le mattine mi guardo allo specchio e faccio autocritica, guardo sempre gli errori che combino e spero di non averne fatti troppi. Dal punto di vista professionale e umano, imparo e migliore, anche nell’essere premuroso con i miei ragazzi, sul come parlargli… Spesso devo mettere cerotti, fare due coccole o due abbracci. A volte non è facile gestire le pressioni mediatiche, anche se sappiamo che la negatività vende. Si vive nella cultura dell’imballaggio che disprezza i contenuti. Io devo farli sentire umani e non robot, devo fargli capire che devono solo guadagnare il rispetto dei propri compagni”.
Non è mancato un passaggio toccante sul giovane Serantoni: “Sono stato tra i primi venuto a conoscenza dell’accaduto e a chiamarlo. Ero appena arrivato qui, volevo parlare con lui e con la sua famiglia. È venuto qui a incontrarci, mi ha fatto piacere vedere un ragazzo con tanta ambizione, con il sorriso sulle labbra e con la voglia di tornare. È ambizioso, gli ho dato qualche consiglio sul caschetto da utilizzare. La cosa importante è che sia felice. Mi ha fatto piacere rivederlo in campo con il caschetto, ho visto che usavo lo stesso mio, gli consiglio di tagliare la parte sopra le orecchie per sentire meglio. L’ho visto sorridente e felice, la cosa più bella”.
Infine, sugli infortunati e sulle critiche ricevute, ha chiarito: “Il primo ha già iniziato a lavorare in campo e a breve si aggiungerà al gruppo. Lautaro, rispetto ai tempi che ci avevano detto, è in regola. Settimana prossima anche lui tornerà in campo. Si tratta di giorni”. E ancora: “Io posso essere tutto ma di sicuro non sono un fesso. Non rientro in base alla narrativa, ma rispetto al ruolo che occupo in questo gruppo. Dicevo determinate cose in un determinato modo perché è cambiato tutto. Mi sono adeguato. È cambiata l’aspettativa, un allenatore inesperto dicevano. Lo cacciano via e dicevano chi sarebbe venuto. Invece si è andato avanti grazie ad un gruppo di uomini e ragazzi che hanno avuto l’ambizione di essere competitivi. Strada facendo le cose sono cambiate. Tutto nasce nel post Juve. Lì diventa tutto una gogna mediatica sia per quanto riguarda l’Inter e un giocatore dell’Inter. Lì la narrazione cambia. Non sono mai stato polemico, non ho mai messo la maschera. Ho sempre cercato di non parlare di arbitri e di mantenere un equilibrio. Se a qualcuno non gli va bene quello che dico, pur mantenendo coerenza, non è affar mio. Io penso a quello che sono io. Alla gente che mi ama, lavoro per loro. Per chiarire la cosa che ho detto pre Juve… quando vedrò un allenatore che riuscirà a dire che ha avuto un errore a favore inizierò a parlare di arbitri. Ma non ho mai detto che sarò io il primo a parlare di arbitri”.
E sul valore del campionato ha concluso con una battuta: “Così è troppo facile. Vorrei essere mediocre e primo in classifica per tutta la vita. Questo mi dà la certezza di un lavoro fatto bene e di una società che fa bene il proprio lavoro”.
