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Moratti: “Barella e Dimarco si sarebbero giocati il posto nell’Inter del Triplete”

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Moratti, depositphotos.com

Alla vigilia del big match contro la Roma, Massimo Moratti ha ripercorso alcuni dei momenti più significativi della sua esperienza alla guida dell’Inter.

In una lunga intervista a La Repubblica, l’ex presidente nerazzurro ha parlato dell’attuale squadra, dei protagonisti del passato e di alcuni retroscena di mercato.

Tra i temi affrontati anche Cristian Chivu, oggi allenatore dell’Inter e conosciuto da Moratti per averlo avuto in campo durante la sua esperienza da presidente.

“Cristian è un uomo coraggioso, con un carattere forte”.

Milito o Lautaro? La preferenza di Moratti

Uno dei confronti più interessanti riguarda due attaccanti argentini che hanno lasciato un segno profondo nella storia recente dell’Inter: Diego Milito e Lautaro Martinez.

Moratti non ha dubbi sulla propria scelta e indica nell’attaccante del Triplete il riferimento, pur riconoscendo le qualità del centravanti argentino oggi in rosa.

“Diego è insuperabile”.

L’ex presidente ha però immaginato anche uno scenario alternativo, nel quale i due avrebbero potuto giocare insieme: “Se fossero stati contemporanei avrebbero formato una coppia formidabile”.

Barella e Dimarco nell’Inter di Mourinho

Moratti ha poi provato a immaginare come sarebbe stata la sua Inter del Triplete con alcuni dei protagonisti della formazione attuale. Due nomi, in particolare, avrebbero avuto secondo lui tutte le caratteristiche per competere per una maglia da titolare.

“Avrei voluto Barella e Dimarco, in quella squadra si sarebbero giocati il posto”.

Un giudizio che mette in parallelo una delle squadre più vincenti della storia nerazzurra con l’organico attuale.

Marotta, Ausilio e il calcio di oggi

Passando all’attualità societaria, Moratti ha parlato anche di Beppe Marotta e del suo rapporto con l’Inter, lasciando però a lui la risposta definitiva sulla propria appartenenza emotiva ai colori nerazzurri.

“Solo Marotta sa se è diventato interista, sicuramente è un grande professionista e da interisti non possiamo che essere contenti.”

L’ex presidente ha quindi ricordato anche Piero Ausilio e la recente separazione dal club: “Piero l’ho sentito sia il giorno dell’addio che quello dopo. Non gli bastava un solo anno di contratto, si aspettava una proposta più lunga; è stato signorile, andando via senza nessuna rivalsa”.

Il ricordo di Mourinho e il rapporto con Gasperini

Nel corso dell’intervista c’è spazio anche per José Mourinho, protagonista dell’Inter del Triplete. Moratti ne ha ricordato il modo di preparare le partite e il carattere che ancora oggi lo contraddistingue.

“È sempre lo stesso, un maestro nell’impostare la partita sull’avversario. Non ha esultato ai gol come atto di superiorità. Piccoli gesti che lo rendono simpatico. Ha carattere, come Spalletti. Infatti entrambi sono ancora lì a combattere”.

Infine, Moratti ha raccontato il rapporto con Gian Piero Gasperini, oggi sulla panchina della Roma e per un breve periodo allenatore dell’Inter.

“Con il mister ci siamo incontrati, stretti la mano e abbracciati. Io non ho rancore, lui forse sì; ma sarebbe giustificato. Fu un momento sfortunato, lo mandai via perché non vincevamo una partita.”

Il retroscena su Totti e l’acquisto di Batistuta

Moratti ha chiuso ricordando anche un tentativo di portare Francesco Totti a Milano e la successiva operazione che portò Gabriel Batistuta all’Inter.

“Io dalla Roma provai a prendere Totti, dissi a Sensi che non avrei fatto storie sul prezzo ma lui mi rispose che non se ne parlava. Si comportò da romanista, non da commerciante. Poi presi Batistuta, fece solo un goal ma è un’operazione che rifarei”.

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