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Moratti sul caso arbitri: “Nessun paragone con Calciopoli”

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Moratti, depositphotos.com

Massimo Moratti torna a esprimersi sulle recenti vicende legate al mondo arbitrale, offrendo una lettura chiara e senza mezzi termini del cosiddetto “caso Rocchi”.

L’ex presidente dell’Inter, intervenuto ai microfoni di Napolinetwork, ha voluto ridimensionare la portata della situazione attuale, prendendo le distanze da paragoni con il passato.

Non ho seguito così bene da capire cosa sia successo in dettaglio, sembra più una questione tra arbitri che una cosa che riguarda le società. Sembra una piccola guerra tra i vari arbitri, non vedo paragoni con Calciopoli”. Una posizione netta, che interpreta quanto sta emergendo come una dinamica interna alla classe arbitrale più che come un sistema strutturato.

Moratti ha poi ricordato il suo approccio ai direttori di gara durante gli anni alla guida dell’Inter, sottolineando un atteggiamento improntato a rispetto e distanza: “Parlare con gli arbitri? Avevo anche paura e rispetto, perché potevano decidere le sorti della mia squadra, soprattutto considerando di avere la Juve dall’altra parte. Immaginavo comunque fosse una professione difficile. E quindi non parlavo con loro. Ho visto interviste a De Santis e Moggi che sono stati condannati a Calciopoli: è incredibile che si chieda a queste persone il parere sulla vicenda. Questa è una cretinata a confronto”.

Infine, uno sguardo alle possibili riforme del sistema arbitrale, con apertura a cambiamenti che possano garantire maggiore trasparenza: “Possibili riforme nel sistema arbitrale come il sorteggio integrale? Sì certo. Qualsiasi soluzione che rende estranee le società è auspicabile. Non vedo comunque trucchi, vedendo le partite non mi sembra qualcosa di squilibrato. L’Inter non ha avuto aiuti né quando ha vinto né quando ha perso. Poi ci sono gli errori arbitrali che sono gravi, ma sono cose che accadono sempre”.

Parole che, nel complesso, invitano a mantenere equilibrio nel giudizio, evitando confronti con scandali del passato e riconoscendo la complessità del ruolo arbitrale.

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