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Spence si racconta: “Ho smesso di essere nervoso a 18 anni”

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Djed Spence è considerato uno dei calciatori più tranquilli della Nazionale inglese.
Un atteggiamento che non nasce per caso, ma deriva da un percorso personale che gli ha permesso di imparare a gestire la pressione e le emozioni prima di scendere in campo. In un’intervista concessa a British GQ, il giocatore ha parlato apertamente della propria quotidianità, svelando alcuni dettagli della preparazione alle partite e delle abitudini che lo aiutano a mantenere la concentrazione.

Il difensore ha raccontato di aver superato molto presto il problema del nervosismo, anche se ha ammesso che l’esordio ai Mondiali ha rappresentato un’eccezione.

La gestione della pressione: “Ho smesso di essere nervoso a 18 anni”

Spence ha spiegato di aver imparato a convivere con la tensione già durante i primi anni della sua carriera, sviluppando un approccio mentale che oggi gli permette di affrontare le gare con maggiore serenità.

“Non mi innervosisco più. Credo di avere smesso intorno ai 18 anni”.

Un piccolo momento di tensione, tuttavia, si è presentato anche in occasione del debutto nella competizione mondiale. Il calciatore ha precisato che non si trattava propriamente di paura o nervosismo, quanto piuttosto di una sensazione positiva da trasformare in motivazione.

“A dire il vero, prima di scendere in campo nella mia partita d’esordio ai Mondiali ero un po’ teso”.

Poi ha chiarito meglio il proprio pensiero:

“In realtà, non lo definirei nervosismo. Preferisco chiamarla energia”.

Per proteggere il proprio equilibrio, Spence cerca inoltre di non lasciarsi influenzare dalle emozioni delle persone che lo circondano.

“Cerco sempre di restare nella mia bolla, perché quando gli altri sono nervosi possono contagiare anche te”.

Sonno, alimentazione e velocità: i segreti della preparazione

Tra gli aspetti più curiosi raccontati dal giocatore ci sono le abitudini che precedono una partita. Il riposo rappresenta una componente fondamentale della sua preparazione: Spence cerca infatti di andare a dormire a un orario regolare, evitando di arrivare all’appuntamento agonistico senza le energie necessarie.

“Cerco solo di andare a letto a un’ora decente prima di una partita, più o meno verso mezzanotte”.

Anche l’alimentazione viene seguita con particolare attenzione, grazie alla presenza di uno chef privato che si occupa di rispettare le sue esigenze nutrizionali. Per il momento, quindi, alcuni alimenti meno indicati per la preparazione atletica restano fuori dal menu.

Nell’intervista non manca una battuta sulle sue qualità fisiche. Quando gli viene chiesto se sia probabilmente il giocatore più veloce della Nazionale inglese, Spence risponde con grande sicurezza:

“Io il giocatore probabilmente più veloce della Nazionale inglese? Togli il probabilmente. Il più veloce e basta. So che è una risposta noiosa, ma si tratta di genetica. Sono sempre stato veloce. Mio padre lo era, i miei zii, mio nonno”.

La preghiera prima di scendere in campo: “Affido tutto a Dio”

Uno dei rituali più importanti per Spence è senza dubbio la preghiera. Il calciatore inglese ha raccontato di dedicare alcuni momenti alla spiritualità prima delle partite, sia nella propria camera d’albergo sia successivamente nello spogliatoio.

“Se sento il bisogno di ritrovare equilibrio, prego nella mia stanza d’albergo prima della partita. E poi lo faccio ancora un paio di volte nello spogliatoio. Non cinque volte al giorno, ma cerco di pregare il più possibile”.

Per il giocatore, questa abitudine rappresenta un modo per ritrovare tranquillità e affrontare con maggiore consapevolezza le responsabilità legate alla professione.

“Mi aiuta a trovare una direzione, mi dà forza e trasmette energia. Alla fine, affido tutto a Dio. Anche la pressione. La lascio nelle Sue mani, così non è qualcosa che devo portare sulle mie spalle”.

Un approccio personale che, secondo quanto raccontato, contribuisce a mantenere la serenità anche nei momenti di maggiore tensione.

Yoga e nuove tecniche di recupero: i programmi per il futuro

A 26 anni, Spence guarda già a nuove possibilità per migliorare il proprio benessere fisico e ottimizzare il recupero dopo gli allenamenti e le partite. Tra le attività che vorrebbe introdurre nella propria routine c’è lo yoga, un’idea alla quale si è avvicinato anche grazie all’esperienza della sorella.

Il calciatore sta inoltre valutando alcune pratiche dedicate al recupero, come i trattamenti con luce rossa e le camere di ossigenoterapia.

La prospettiva di invecchiare, però, non sembra preoccuparlo particolarmente. Quando gli viene fatto notare che anche i calciatori devono fare i conti con il passare degli anni, risponde con ironia:

“No, no, no. Mi sento ancora come se avessi 21 anni”.

La famiglia al primo posto: “Sono le mie migliori amiche”

Al di fuori del calcio, un ruolo centrale nella vita di Spence è occupato dalla famiglia. Il giocatore ha tre sorelle, con le quali ha mantenuto un rapporto molto stretto. Nonostante gli impegni professionali e gli spostamenti, il contatto tra loro è praticamente quotidiano.

“La famiglia è una parte fondamentale della mia vita. Ho tre sorelle e sono le mie migliori amiche. Facciamo tutto insieme: vacanze, cene, qualsiasi cosa”.

Un legame che si alimenta anche attraverso piccoli gesti quotidiani, dalle conversazioni sui social ai momenti di svago condivisi a distanza.

“Siamo molto legati e ci sentiamo praticamente ogni giorno. Magari è solo per mandarci qualche meme su Instagram o per giocare insieme alla PlayStation online. Ma non credo ci sia mai un momento in cui non siamo in contatto”.

Dalle abitudini alimentari alla spiritualità, passando per il rapporto con i propri cari, Spence ha mostrato un lato meno conosciuto della sua personalità. Dietro la tranquillità che manifesta in campo c’è una routine fatta di equilibrio, disciplina e legami familiari, elementi che considera fondamentali per affrontare al meglio la carriera professionistica.

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