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Lautaro Martinez: “Non voglio perdere nemmeno una partita”
Nel corso della conversazione, l’attaccante ha parlato del rapporto con i genitori, dell’importanza del lavoro, dell’esperienza vissuta in Qatar e della propria idea di calcio. Non è mancato un passaggio particolarmente significativo sul senso di appartenenza all’Inter, con un riferimento ai compagni che, in passato, avrebbero pensato maggiormente al Mondiale che agli impegni con il club.
Le origini di Lautaro: “Sono nato dentro uno spogliatoio”
Il legame con il calcio accompagna Lautaro fin dalla primissima infanzia. Il padre, calciatore e capitano delle squadre in cui militava, gli ha trasmesso la passione per questo sport insieme al fratello, con cui condivideva già da bambino gli allenamenti e i momenti vissuti negli spogliatoi.
“Dico sempre che sono nato dentro uno spogliatoio, perché mio padre era un calciatore. Già quando avevamo tre o quattro anni, insieme a mio fratello, con cui ho dieci mesi di differenza, assistevamo agli allenamenti, alle riunioni tecniche e ai discorsi motivazionali. Mio padre era capitano delle squadre in cui giocava. Ci ha trasmesso quell’amore per il calcio”.
Da quell’ambiente Lautaro ha imparato soprattutto il valore della disciplina e della responsabilità, principi che ancora oggi cerca di trasmettere ai propri figli.
“Tutto quello che ho imparato e vissuto direttamente fin da piccolo mi ha aiutato a sviluppare un enorme senso di responsabilità nei confronti dello sport, della disciplina e del lavoro. Ed è quello che ancora oggi cerco di trasmettere ai miei figli”.
Anche il suo percorso in campo è cambiato nel tempo. Inizialmente giocava in difesa, nel ruolo di libero, prima di essere spostato sulla fascia e successivamente trasformato in un centravanti durante l’esperienza al Racing. Un’evoluzione che gli ha permesso di acquisire competenze utili anche nel lavoro offensivo.
“Quando giocavo in difesa ero uno che spazzava il pallone in avanti, mi buttavo spesso a terra. E in parte questa caratteristica mi è rimasta anche oggi. In quel periodo ho imparato tantissimo: ho imparato a difendere, a marcare. Sono cose che oggi tornano utili anche nel lavoro che dobbiamo fare noi attaccanti”.
I sacrifici dei genitori e un’infanzia difficile
Tra i passaggi più intensi dell’intervista c’è il racconto delle difficoltà economiche affrontate dalla famiglia. La madre lavorava nelle pulizie e si occupava anche di assistere una signora, mentre il padre, oltre a giocare a calcio, aveva trovato un impiego in una casa di riposo per anziani.
“Mia madre è sempre stata quella che si occupava di noi. Ha sempre lavorato nelle pulizie e si prendeva cura anche di una signora. Mio padre, in un periodo in cui economicamente stavamo molto male, oltre a giocare a calcio lavorava anche in una casa di riposo per anziani. Alla fine lo vedevamo soltanto la sera, a cena”.
Lautaro ricorda un periodo nel quale, pur non mancando il necessario per vivere, era impossibile concedersi spese extra. Una situazione che ha contribuito a formare il suo carattere e il suo modo di affrontare la professione.
“Ma è proprio in quei momenti che impari a dare il giusto valore alle cose, alla vita in generale e soprattutto ai valori umani: essere umili, responsabili, voler lavorare sempre e cercare di migliorarsi”.
Anche acquistare un paio di scarpini poteva diventare un sacrificio per i genitori, costretti talvolta a ricorrere a pagamenti rateali o ad aiuti economici di amici.
“All’epoca non ti rendevi conto di tutti gli sforzi che stavano facendo i tuoi genitori. Io dicevo: ‘Papà, invece degli scarpini neri voglio quelli azzurri, quelli lucidi. Voglio questo, voglio quell’altro’ E loro cercavano di accontentarci. Non sempre ci riuscivano, ma facevano di tutto. Compravano gli scarpini a rate, oppure con soldi prestati dagli amici. Sono tutte cose che ti fanno crescere”.
Oggi, diventato uno dei protagonisti del calcio internazionale, il capitano nerazzurro considera un motivo d’orgoglio essere riuscito a realizzare il sogno coltivato da bambino e poter aiutare economicamente la propria famiglia.
Inter, la fedeltà di Lautaro: “Non voglio saltare nessuna partita”
Uno dei momenti più significativi del racconto riguarda il rapporto tra Lautaro e l’Inter. L’argentino ha spiegato di aver sempre vissuto il proprio lavoro con un forte senso di responsabilità, cercando di essere presente ogni volta che le condizioni fisiche glielo consentivano.
“Ne avevo parlato anche in un documentario e in un’intervista che avevo fatto con le persone del mio club, dell’Inter. Raccontavo un po’ come sono fatto: non voglio perdere un allenamento, non voglio saltare nessuna partita”.
Il centravanti ha poi fatto riferimento a una situazione nella quale alcuni compagni, alle prese con problemi fisici, avrebbero avuto un approccio differente, pensando anche alla possibilità di arrivare nelle migliori condizioni al Mondiale.
“In quel periodo c’erano tre o quattro compagni dell’Inter che avevano anche loro dei problemi fisici e pensavano più al Mondiale che al club. Io invece sono diverso. Sono una persona fedele a chi mi apre le porte, a chi mi tratta in maniera incredibile. Sono responsabile nei confronti del mio lavoro, perché lo sento dentro di me”.
Una dichiarazione che evidenzia la concezione del calcio del capitano nerazzurro, per il quale il senso di appartenenza alla società viene prima delle valutazioni individuali legate ai grandi appuntamenti internazionali.
“In quel momento sentivo che non potevo abbandonare la nave, lasciare il club. E quindi ho continuato a giocare”.
Il Mondiale in Qatar e il dolore affrontato in campo
L’esperienza mondiale con l’Argentina ha rappresentato un capitolo indimenticabile, ma anche particolarmente complicato dal punto di vista fisico. Lautaro ha raccontato di aver affrontato le partite convivendo con un problema alla caviglia, ricorrendo anche alle infiltrazioni per riuscire a scendere in campo.
“Mi ricordo che al primo allenamento con la Nazionale, dopo il viaggio, abbiamo fatto un po’ di mobilità e già non sentivo più la caviglia. Allora parlai con l’allenatore e gli chiesi se potevo lasciarla riposare un po’. Quell’amichevole non la giocai”.
Con l’inizio del torneo, però, la situazione diventò ancora più difficile. Il dolore e il gonfiore condizionavano la quotidianità, rendendo complicati persino i primi movimenti al risveglio.
“Poi, quando è cominciato il Mondiale, già nella prima partita contro l’Arabia Saudita ho giocato con l’anestesia. È successo anche dopo la seconda partita, ma dopo quella contro il Messico è diventato davvero difficile continuare. È normale, perché quando ti sottoponi alle infiltrazioni poi fai fatica persino a camminare la mattina. I primi cinque o sei passi, appena sveglio, erano da piangere per il dolore”.
Nonostante le difficoltà, Lautaro ha continuato a lavorare per essere disponibile alla squadra, in un percorso che avrebbe portato l’Argentina a conquistare il titolo mondiale. Per lui, il successo è stato il risultato di un gruppo capace di restare unito anche nei momenti più complicati.
“Il Qatar è stato qualcosa di speciale per tutto quello che ho vissuto. Abbiamo alzato la Coppa del Mondo ed era quella la cosa più importante”.
La finale e il valore di un gruppo unito
Nel ripercorrere il cammino dell’Argentina, Lautaro ha sottolineato quanto la forza collettiva abbia inciso nei risultati della Nazionale. Il gruppo, secondo il capitano nerazzurro, ha sempre cercato di sostenersi reciprocamente, dentro e fuori dal terreno di gioco.
“È stato un Mondiale molto intenso, davvero molto intenso. Tutte le partite sono state combattute fino alla fine. Anche la gente si identificava moltissimo con noi, con questa squadra e con il percorso che abbiamo fatto. Credo che questo Mondiale sia stato il riassunto perfetto di tutto quello che abbiamo costruito in questi anni”.
L’attaccante ha ricordato anche le energie spese durante le partite più difficili e la volontà di non arrendersi fino all’ultimo istante.
“Per questo, quando si sentono certe teorie, dà fastidio. Dà fastidio proprio perché è evidente che abbiamo dato tutto. Ed è questo che ci lascia tranquilli”.
Il percorso non è stato privo di delusioni, ma Lautaro considera fondamentale la capacità di rialzarsi dopo una sconfitta e ritrovare la voglia di competere ai massimi livelli.
La Copa América e il gol come ricompensa dei sacrifici
Dopo il trionfo mondiale, Lautaro ha vissuto un’altra esperienza importante con la Nazionale, arrivando alla Copa América dopo una stagione particolarmente positiva con l’Inter, durante la quale aveva conquistato il titolo di capocannoniere e il riconoscimento di miglior giocatore della stagione.
“Arrivare alla Copa América in quelle condizioni mi ha dato grande tranquillità. Mentalmente stavo bene, mi ero preparato nel modo giusto. E segnare nella finale è stata una ricompensa per tutto il lavoro che avevo fatto e per come mi ero preparato alla competizione”.
Il gol decisivo ha assunto un significato personale profondo, legato al percorso intrapreso fin dai primi allenamenti con la Nazionale.
“In un’intervista avevo detto che era una rivincita, ma non la considero davvero così. Per me è stato un premio per tutti i sacrifici che faccio da quando ho messo piede per la prima volta nel centro sportivo della Nazionale argentina”.
Il rapporto con Messi e le emozioni vissute con l’Argentina
Nel racconto di Lautaro c’è spazio anche per il ruolo di Lionel Messi, indicato come un riferimento fondamentale per tutto il gruppo. Il capitano dell’Inter ha descritto una squadra capace di affrontare le difficoltà senza perdere la propria identità.
“Una squadra che si difende dentro e fuori dal campo, che non considera mai nulla perduto. Una squadra che si identifica con questi valori, con la propria gente e con la volontà di volere sempre di più. Con un leader come Leo, che ci ha insegnato a non arrenderci, a cercare sempre qualcosa in più”.
L’argentino ha ricordato anche le emozioni legate alle partite decisive, nelle quali la componente sportiva si è intrecciata con la storia e il sentimento del popolo argentino. Un percorso vissuto con intensità, nel quale ogni vittoria ha rappresentato molto più di un semplice risultato.
Il gol più importante e la maglia destinata ai genitori
Tra i ricordi più preziosi della carriera di Lautaro c’è anche una rete segnata in una semifinale mondiale contro l’Inghilterra, un momento che il calciatore continua a rivivere attraverso i video conservati sul telefono.
“Il goal con l’Inghilterra? L’ho rivisto tantissime volte. Ancora oggi continua a capitarmi davanti. Ho i video salvati sul telefono. È un gol che rimarrà nella memoria per tutta la vita. Perché era una semifinale mondiale, nel contesto che stavamo vivendo, e ci permetteva di tornare a giocare un’altra finale”.
Il significato di quella rete è diventato ancora più chiaro dopo il ritorno in Argentina, quando il giocatore ha potuto comprendere quanto quel momento avesse coinvolto i tifosi e le famiglie.
La maglia indossata in quella partita avrà una destinazione speciale: la casa dei suoi genitori, come riconoscimento per tutto ciò che hanno fatto per lui.
“Questa rimarrà nella storia. Resteranno impressi la data, lo stadio, il colore della maglia, il numero, il momento. Questa maglia in particolare è destinata alla mia famiglia, alla casa di mio padre. Per tutto quello che hanno fatto per me quando il mio sogno era diventare un calciatore professionista”.
Il ricordo più toccante riguarda la madre, che ha conservato intatta la sua vecchia stanza, permettendogli di tornare a casa e ritrovare un pezzo della propria infanzia.
“Questa maglia non può avere una destinazione migliore che essere regalata a mia madre. Perché ancora oggi conserva il mio letto intatto, la mia stanza, così che quando voglio tornare a casa possa dormire ancora lì”.
Infine, il pensiero torna al padre, l’uomo che gli ha trasmesso la passione per il calcio e i valori che ancora oggi guidano la sua carriera.
“E poi voglio dedicarla a mio padre, che è stato colui che mi ha insegnato a competere, a essere responsabile e ad amare questo sport”.
